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Progetto Interreg Italia-Austria “p-care”: evento finale

Data evento: 
Da  10/06/202210/06/2022

A tu per tu con gli esperti su tumori, covid e medicina di precisione - A Trieste focus su tecnologie innovative per studiare il cancro e impatti della pandemia di COVID-19 alla conferenza organizzata da p-care, progetto europeo Interreg che vede Trieste, Bolzano e Innsbruck in prima linea nella ricerca sui tumori resistenti alle terapie

Venerdì 10 giugno 2022 si svolgerà l’evento finale del progetto Interreg Italia-Austria “p-care” (una piattaforma tecnologica per sconfiggere la resistenza alle terapie anti-cancro), organizzato dai proff. Stefan Schoeftner e Giannino Del Sal del Dipartimento di Scienze della Vita dell'Università di Trieste.

Appuntamento a Trieste, venerdì, per un pomeriggio scientifico con aperitivo con ricercatori di base e medici coinvolti nel progetto p-care. Si svolgerà, infatti, presso il Caffè degli Specchi, a partire dalle ore 16, la conferenza "Tumori, covid e medicina di precisione. A tu per tu con gli esperti" organizzata dal team italo-austriaco di p-care. La conferenza e l’aperitivo che seguirà offriranno al pubblico l’opportunità di discutere dei progressi nello studio della resistenza dei tumori alle terapie anti-cancro, delle tecnologie che permettono di sviluppare approcci terapeutici personalizzati e degli impatti della pandemia di COVID-19 sulla diagnosi e la cura dei tumori, in particolare in Friuli Venezia Giulia.

Verranno presentati alcuni dei risultati raggiunti attraverso questo progetto di ricerca e innovazione finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del Programma Interreg Italia-Austria 2014-2020. Il progetto, che si sta concludendo, ha visto come protagonisti per l’Italia il Friuli Venezia Giulia e l’Alto Adige con l’Università di Trieste e il Comprensorio di Bolzano dell’Azienda Sanitaria regionale; per l’Austria, invece, l’Austrian Drug Screening Institute e l’Università di Medicina di Innsbruck.

Due degli esperti di biologia del cancro e degli oncologi che fanno parte del team di p-care incontreranno cittadini, organizzazioni di pazienti, altri specialisti, giornalisti e autorità e affronteranno temi legati alla medicina di precisione, alle biobanche in ambito oncologico e alle strategie per mettere a punto terapie antitumorali personalizzate e più efficaci attraverso combinazioni intelligenti di farmaci.

Interverranno Marina Bortul, responsabile dell’Unità di senologia dell’azienda ospedaliero universitaria di Trieste; sempre dall’Università di Trieste, dal Dipartimento di Scienze della Vita, il coordinatore scientifico di p-care e direttore del laboratorio di ricerca sulla stabilità del genoma Stefan Schoeftner e Giannino Del Sal, direttore del laboratorio di oncologia molecolare; dall’azienda sanitaria dell’Alto Adige – Comprensorio sanitario di Bolzano interverrà, invece, Gilbert Spizzo, responsabile del Day Hospital oncologico dell’Ospedale di Bressanone.

Schoeftner illustrerà il progetto collaborativo transfrontaliero p-care, grazie al quale, nelle regioni Friuli Venezia Giulia, Alto Adige e Tirolo, sono disponibili oggi protocolli standardizzati per la coltivazione in laboratorio e per lo sviluppo di modelli di studio complessi e tridimensionali derivati dai pazienti ed è stata costituita una biobanca che colleziona questi materiali e i dati di tutte le analisi condotte su di essi. Le tecnologie innovative sviluppate nell’ambito del progetto mettono a disposizione di clinici e ricercatori di base una varietà di sistemi in grado di mimare non solo le caratteristiche del tumore che si sviluppa all’interno dell’organismo del paziente, ma anche quelle del microambiente che lo circonda e permettono di studiare la risposta dei singoli tumori alle terapie e di sperimentare nuove combinazioni di farmaci per vincere la capacità dei tumori resistenti di non rispondere ai trattamenti.

«La pandemia di SARS-CoV-2 ha avuto un impatto drammatico a livello mondiale sui sistemi sanitari e ha influenzato notevolmente anche la ricerca sul cancro. Nonostante le difficoltà, però, e grazie ai finanziamenti dell’Unione Europea, abbiamo potuto rafforzare la sinergia tra Italia e Austria nella lotta ai tumori e nella sperimentazione, nei nostri territori, di terapie anticancro mirate e più efficaci. Diversi laboratori appartenenti a strutture scientifiche e sanitarie d’eccellenza presenti in Friuli Venezia Giulia, Alto Adige e Tirolo, hanno potuto lavorare senza frontiere all’implementazione di tecnologie all’avanguardia per la medicina anticancro di precisione e hanno sperimentato nuove combinazioni di farmaci per combattere i tumori resistenti esplorando anche la possibilità di utilizzare contro il cancro molecole già in uso in altre malattie», afferma Schoeftner che insegna biologia molecolare all’Università di Trieste, ente capofila del progetto p-care con il Dipartimento di Scienze della Vita e il Dipartimento Universitario Clinico di Scienze Mediche, Chirurgiche e della Salute.

Organoidi e sferoidi tumorali e microtumori rappresentano alcuni dei sistemi modello più avanzati e attualmente disponibili per mimare le malattie tumorali. Si tratta di sistemi tridimensionali sviluppati in laboratorio e costituiti da cellule prelevate da pazienti con neoplasie, dalle zone tumorali, dalle aree circostanti e dal sangue. Queste tecnologie permettono di sviluppare in laboratorio masse cellulari sempre più complesse, molto simili agli organi e ai tessuti malati e al microambiente tissutale che circonda il tumore. Sistemi di questo tipo possono essere coltivati in laboratorio e sono considerati veri e propri avatar del tumore che cresce all’interno dell’organismo. Il progetto p-care non solo ha implementato queste tecnologie, ma le ha impiegate insieme ad altri sistemi cellulari classici per studiare la resistenza ai farmaci antitumorali e per effettuare screening di molecole ad azione farmacologica già impiegati in altre patologie, con l’idea di identificare farmaci da combinare con le terapie standard in cocktail più efficaci.

«Nell’ambito di p-care ci siamo anche impegnati a creare opportunità formative, organizzando in tre anni diversi cicli di seminari scientifici e un incontro con esperti su aspetti pratici delle tecnologie che abbiamo implementato. Sono oltre 400 i giovani ricercatori provenienti da varie realtà di ricerca di tutta Italia, che hanno potuto approfondire con noi temi riguardanti la medicina di precisione, le farmacoresistenze nei tumori, il ruolo del sistema immunitario nel cancro, l’immunoterapia e molto altro», conclude Schoeftner.

Inoltre, il 7 e l'8 giugno 2022 sarà organizzato un workshop online per esperti.

Il progetto “p-care” è finanziato dall'UE con l'Università di Trieste come partner principale.

Contatti: coordinatore scientifico di p-care: sschoeftner@units.it

Maggiori informazioni sul sito web: www.p-care.eu

p-care in FVG - p-care è un progetto finanziato dall’Unione Europea, Fondo Europeo di Sviluppo Regionale e Interreg V-A Italia-Austria 2014-2020 e coordinato dall’Università degli Studi di Trieste. Per UNITS hanno partecipato, dal Dipartimento di Scienze della Vita, Stefan Schoeftner, che è professore di biologia molecolare, e Giannino Del Sal, professore di biologia applicata, insieme ai colleghi del Dipartimento Universitario Clinico di Scienze Mediche, Chirurgiche e della Salute Fabrizio Zanconati, professore di anatomia patologica, e Marina Bortul, professoressa di chirurgia generale. Il team di ricerca presso UNITS è stato supportato, inoltre, da una rete di specialisti dell'Azienda Sanitaria Universitaria Guliano Isontino (ASUGI) e dell'Istituto per la Salute Materno-Infantile Burlo Garofolo, che hanno contribuito al progetto assicurando uno stretto legame con la realtà degli ospedali oncologici. In particolare, p-care ha collaborato a Trieste con la prof.ssa Debora Bonazza, la dott.ssa Elisa Baratella, la dott.ssa Rita Ceccherini, il dott. Maurizio Cortale, il dott. Davide Cosola, la prof.ssa Maria Assunta Cova, la prof.ssa Saveria Lory Crocè, il prof. Nicolò De Manzini, la dott.ssa Serena Scomersi, il prof. Leonello Tacconi, la dott.ssa Paola Tarchi, la dott.ssa Alessandra Guglielmi e il prof. Giuseppe Ricci.