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PhD Top Stories – Essere moderni al di là del conflitto: l'architettura del vuoto a Gorizia e Nova Gorica

06 Luglio, 2020

È online il secondo contributo dedicato alla promozione dei risultati della ricerca dei nostri dottorandi.

Valentina Rodani, del corso di Dottorato in Ingegneria Civile-Ambientale a Architettura (interateneo Università di Trieste–Università di Udine), propone uno sguardo moderno dell'architettura sul vuoto, declinato in molti dispositivi spaziali. 

La nostra dottoranda, nel suo articolo "Essere moderni al di là del conflitto: l'architettura del vuoto a Gorizia a Nova Gorica", definisce il vuoto come un dispositivo critico della città esistente, delle tante idee di città immaginate, di quelle utopie localizzate, a volte realizzate e vissute nell'isontino; un territorio che può quindi essere letto, ripensando alle parole di Marc Antoine Laugier nel suo Essai sur l'architecture, come l'invenzione di un paesaggio, per certi versi, incompiuto.

"Il 1933 rappresenta un momento emblematico nel campo dell'architettura moderna del periodo tra le due guerre.

Contraddizioni e forze telluriche avrebbero spaccato l'Europa nell'arco del decennio successivo: i principali avvenimenti passarono da Vienna a Berlino, da Mosca fino al battello a vapore Patris II dove molti architetti decisero di salire per intraprendere un viaggio mitologico e controverso da Marsiglia ad Atene, dando origine così al manifesto programmatico dell'urbanistica moderna e al suo frammento più esemplare: la Carta di Atene.

Nel frattempo, ben più a nord e ai lembi estremi del Mediterraneo, prendeva avvio il processo di riscrittura del territorio traumatizzato del fiume Isonzo-Soca."

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