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La violenza contro le donne ai tempi del Covid. Una ricerca con le donne che si rivolgono ai Centri antiviolenza

Data evento: 
Da  04/09/202004/09/2020

Venerdì 4 settembre 2020, dalle ore 11.30 alle ore 13.00, si terrà a Trieste, presso l’Aula Magna della “Scuola Interpreti” di via Filzi 14, una Conferenza stampa su "La violenza contro le donne al tempo del Covid. Una ricerca sulle donne che si rivolgono ai centri antiviolenza”.

Nel corso della Conferenza stampa, verranno presentati i risultati preliminari di una ricerca sull’evoluzione della violenza contro le donne durante il periodo del confinamento. La ricerca, condotta da Patrizia Romito, docente di Psicologia sociale del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Trieste con la collaborazione di Martina Pellegrini, giurista e operatrice del Centro antiviolenza Goap di Trieste, è stata svolta insieme ai Centri antiviolenza della Regione Friuli Venezia Giulia. 
I risultati saranno commentati dalla dott.ssa Alessia Rosolen, Assessora della Regione Friuli Venezia Giulia e dalla prof.ssa Elena Bonetti, Ministra per le Pari opportunità e la Famiglia.

Interverranno:
Roberto Di Lenarda, Magnifico Rettore, Università di Trieste
Elisabetta Vezzosi, Direttrice, Dipartimento di Studi Umanistici, Università di Trieste
Patrizia Romito, docente di Psicologia sociale, Dipartimento di Studi Umanistici, Università di Trieste
Martina Pellegrini, operatrice del Centro antiviolenza GOAP, Trieste
Alessia Rosolen, Assessora al lavoro, formazione, istruzione, ricerca, università e famiglia, Regione Friuli Venezia Giulia
Elena Bonetti, Ministra per le Pari opportunità e la Famiglia.

Il numero di posti è contingentato. Chi è interessata/o a partecipare è pregata/o di presentarsi con buon anticipo e dotata/o di mascherina.
Per evitare rallentamenti, si prega anche di avere pronti numero di cellulare e dati personali.

Perché una ricerca sulla violenza contro le donne ai tempi del Covid?

Nel corso dell’epidemia di Covid19, a cui l’Italia è stata violentemente esposta dai primi mesi del 2020, e soprattutto durante il periodo di confinamento applicato con rigore nei successivi mesi di marzo e aprile, si è manifestata una forte preoccupazione sociale per la sorte delle donne vittime di violenza dal partner. La coabitazione giorno e notte con il violento, l’aumento dello stress e l’oggettiva difficoltà per le vittime di rivolgersi ai servizi dedicati per chiedere aiuto, hanno fatto ipotizzare un aumento drammatico delle violenze.
Finora tuttavia non esistono dati, né in Italia né all’estero, che mostrino un aumento della violenza contro le donne nel periodo del confinamento. Nel nostro paese, le informazioni sono limitate e in parte contraddittorie. Le chiamate al numero nazionale anti-violenza 1522, molto pubblicizzato in questo periodo, sono aumentate; tuttavia, solo una parte di esse riguardavano situazioni di violenza. Secondo il Ministero dell’Interno, le denunce per maltrattamenti, violenze sessuali e stalking, sono invece drammaticamente diminuite durante il lockdown*. Questi dati ci informano sulle richieste di aiuto e sulle denunce, ma ci dicono poco sulle violenze effettivamente avvenute. Secondo l’Istat, i femminicidi sarebbero diminuiti di più di due terzi durante il lockdown; tuttavia l’Istituto mette in guardia dal trarre conclusioni affrettate in merito data l’esiguità dei numeri**. 

Se un aumento dell’attenzione sul fenomeno della violenza contro le donne è sempre positivo, è anche necessario disporre di dati affidabili in merito: solo così è possibile comprendere in quali situazioni la violenza è più o meno frequente, quali sono le situazioni di maggior rischio e quali le misure preventive più efficaci.

Da questo punto di vista, il confinamento imposto alle e agli italiane/i nei mesi di marzo e aprile 2020, rappresenta una sorta di esperimento naturale. Ci permette di analizzare, come sotto una lente di ingrandimento, cosa accade in situazioni di grande isolamento e co-abitazione intensiva, come è avvenuto per le donne che convivono con il partner violento o, all’opposto, cosa accade in situazioni di distanziamento rigoroso, come è avvenuto invece per le donne già separate dal partner.

All’Università di Trieste si è consolidato negli anni un lavoro intenso e coerente – in termini di ricerca, didattica e terza missione- sul tema della violenza contro le donne e le/i minori, delle risposte dei servizi e delle relazioni tra violenza e salute. Si tratta di attività svolte spesso con la partecipazione di istituzioni, servizi e associazioni presenti sul territorio, ed in particolare dei Centri antiviolenza, oltre che in collaborazione con centri di ricerca scientifica in Italia e all’estero. 

È grazie a questo ricco background di relazioni sul territorio e di scambi scientifici, che si è potuto proporre tempestivamente lo studio in questione sull’evoluzione della violenza contro le donne al tempo del Covid, con la collaborazione dei Centri antiviolenza della Regione Friuli Venezia Giulia, aderenti alla Rete nazionale D.i.Re.: GOAP-Gruppo operatrici antiviolenza e progetti (Trieste); Da donna a donna (Ronchi dei Legionari); Sos Rosa ODV (Gorizia); Voce Donna Onlus (Pordenone e Tolmezzo).

La ricerca, iniziata il 3 giugno 2020, è tuttora in corso; durante la conferenza stampa, verranno presentati alcuni risultati preliminari relativi all’andamento della violenza contro le donne durante il recente periodo del confinamento.

 

* Ministero dell’Interno. Dipartimento di pubblica sicurezza. Direzione centrale della polizia criminale. Servizio Analisi Criminale (2020). Violenza di genere e omicidi volontari con vittime donne. Gennaio-giugno 2020.
** ISTAT (2020). Violenza di genere al tempo del Covid: le chiamate al numero verde 1522.