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Dimostrato effetto protettivo di Mirtazapina nella sindrome di Rett

07 Ottobre, 2020

Uno studio congiunto, pubblicato sulla rivista Journal of Neurodevelopmental Disorders e condotto dal prof. Enrico Tongiorgi – coordinatore del progetto -, con i dott. Javier Flores-Gutierrez e Giulia Natali dell’Università di Trieste in collaborazione con l’equipe dei dott. Joussef Hayek, Claudio De Felice, Silvia Leoncini e della prof.ssa Cinzia Signorini dell’Ospedale Santa Maria alle Scotte di Siena, ha dimostrato che l’antidepressivo mirtazapina ha un effetto protettivo nei confronti della progressione di numerosi sintomi nella sindrome di Rett sia su un modello animale della malattia che nelle pazienti Rett adulte.

Sebbene classificata tra le malattie genetiche rare (frequenza 1:10.000 femmine nate), la patologia rappresenta la forma più frequente di deficit cognitivo grave nel sesso femminile ed è considerata un modello di malattia del neurosviluppo. Le bambine affette dalla malattia presentano un arresto dello sviluppo prima del secondo anno di vita seguito da microcefalia, deficit cognitivo, perdita dell’uso volontario delle mani, stereotipie e deficit motori. Molto frequenti epilessia, disturbi respiratori, ansia, irritabilità e deficit della deambulazione. La malattia peggiora progressivamente nel tempo e accompagna le pazienti fino all’età adulta. Ad oggi non esiste una cura definitiva della sindrome di Rett.

I ricercatori hanno analizzato gli effetti di un trattamento di 30 giorni su topi femmina adulte, e condotto un ampio studio retrospettivo su 40 pazienti adulte con sindrome di Rett trattate con mirtazapina per un periodo da 1 a 5 anni, confrontate con 40 pazienti non trattate. Lo studio dimostra che il trattamento a lungo termine con mirtazapina può arrestare la progressione della malattia nelle disfunzioni motorie e della respirazione portando ad un significativo miglioramento nelle interazioni sociali, della qualità del sonno, ed una netta riduzione dell’irritabilità e dei comportamenti aggressivi e autolesionistici. Il farmaco risulta efficace e ben tollerato nella maggioranza delle pazienti anche se 4 hanno mostrato un effetto di ansia-paradosso. Un punto chiave dello studio, sottolineato dai ricercatori, è quindi l’assenza di effetti collaterali significativi a lungo termine, sia nel modello sperimentale che nelle pazienti: un aspetto fondamentale in termini di futura utilizzabilità di questo farmaco nelle pazienti Rett.

La ricerca è stata finanziata in parte con fondi dell’Associazione italiana Rett AIRETT Onlus.

L’articolo è scaricabile (open access) dal sito della rivista: https://jneurodevdisorders.biomedcentral.com/articles/10.1186/s11689-020...

INFORMAZIONI AGGIUNTIVE

La sindrome di Rett è una grave malattia del neurosviluppo causata nella maggior parte dei casi (96%) da mutazioni del gene regolatore MECP2 situato sul cromosoma X e per la quale nessuna cura definitiva è finora disponibile.

Lo studio appena pubblicato riporta come nei topi femmina adulte, mirtazapina ha dimostrato un significativo miglioramento di alcune capacità motorie e in particolare i topi si sono dimostrati migliori nell’apprendere come salire su alcuni oggetti-giocattolo mantenendosi in equilibrio, rispetto ai non trattati. I ricercatori hanno osservato anche il recupero completo di un comportamento aberrante in cui i topi preferivano gli spazi aperti ed evitavano gli spazi chiusi, identificandone la causa nell’ipersensibilità dei baffi che i topi usano per sondare l’ambiente in condizioni di bassa illuminazione. L’ipersensibilità dei baffi conduce ad irritabilità e aggressività degli animali, due tipici sintomi della sindrome di Rett. Con un interessante parallelismo, nelle pazienti adulte mirtazapina ha dimostrato miglioramenti molto significativi nei sintomi di irritabilità/aggressività (irritabilità, iperattività, aggressività, auto-aggressività) e ha impedito il peggioramento nelle interazioni sociali, in particolare nella regressione delle capacità di comunicazione, deficit del linguaggio verbale, scarso contatto sociale/visivo, mancanza di reattività, ipomimia, mancanza di interesse/apatia - l'ultimo sintomo ha mostrato in effetti un miglioramento. Anche le disfunzioni motorie non risultavano peggiorate nel tempo, come è avvenuto per le pazienti non trattate, riguardo in particolare alle stereotipie della mano, difficoltà di alimentazione, distonia, discinesia, ipertonia/rigidità, iperreflessia, scoliosi. Infine, lo studio ha evidenziato che mirtazapina previene peggioramenti delle disfunzioni respiratorie/autonome come il trattenimento del respiro, l’iperventilazione e i disturbi vasomotori.

STORIA DELLO STUDIO

L’idea di testare l’antidepressivo mirtazapina nella sindrome di Rett è nata nel 2010 nel laboratorio dell’Università di Trieste diretto dal prof. Tongiorgi, per contrastare la riduzione della serotonina e noradrenalina e stimolare la produzione del fattore di crescita Brain-derived neurotrophic factor nei topi maschi privati del gene MeCP2, che rappresentano un modello della sindrome di Rett. Da questo studio, finanziato dalla Fondazione Telethon e dalla Fondazione SanPaolo ne era risultato un primo articolo scientifico pubblicato nel febbraio del 2016. Poche settimane dopo, avendo saputo della pubblicazione, l’ing. Giancarlo Dughera padre di una ragazza con sindrome di Rett ormai adulta e Referente Regionale AIRETT della Liguria, ha richiesto un incontro a Trieste per sollecitare il prof. Tongiorgi ad interessarsi dei problemi delle pazienti adulte, e da quel momento il gruppo di Trieste ha iniziato a studiare gli effetti di mirtazapina su femmine di topo adulte Rett. Nel 2018, durante il meeting internazionale per la sindrome di Rett svoltosi a Roma, Tongiorgi ha parlato dei primi risultati ottenuti sui topi con il prof. Joussef Hayek e i dott. Claudio De Felice e Silvia Leoncini, venendo così a conoscenza del fatto che a Siena le pazienti Rett venivano trattate per ridurre i risvegli notturni e gli stati d’ansia, con effetti considerevolmente positivi. Da questo incontro e dalla discussione aperta che ne è scaturita, è maturata l’idea di effettuare un’indagine retrospettiva sulle pazienti adulte Rett trattate con mirtazapina per poi mettere i dati a confronto con gli effetti del farmaco sulle femmine adulte di topo Rett, portando così alla pubblicazione dei dati nel settembre 2020.

Contatti:

Prof. Enrico Tongiorgi – Università di Trieste, Dipartimento di Scienze della Vita – Trieste . tongi@units.it

+39 348 7347732

Dott. Claudio De Felice – Ospedale Santa Maria alla Scotte - Siena geniente@gmail.com c.defelice@ao-siena.toscana.it

+39 347 3309885

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