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UniTS in Antartide

10 Gennaio, 2017
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Lo scorso 30 dicembre è partita la XXXII campagna oceanografica nel mare di Ross a bordo della M/N Italica. Anche quest’anno la presenza ormai storica dell’Università di Trieste è garantita dalla partecipazione di alcuni suoi ricercatori, segno del forte legame esistente tra la ricerca geologica marina di Trieste ed il continente bianco. L’impatto del cambiamento climatico in atto ha necessità infatti di chiavi interpretative che solo l’Antartide con la sua capacità di “imprigionare” i record fossili del clima passato può garantire.

Il Dott. Gianguido Salvi e la Dott.ssa Colizza, impegnati ormai da anni su progetti inerenti ai cambiamenti climatici in aree antartiche e periantartiche, sono tra i principali investigatori di due progetti (GRACEFUL e TRACERS) di particolare significato per l’interpretazione del clima passato come chiave interpretativa dei cambiamenti in atto.

Il progetto GRACEFUL (Segnali Geochimici in Carbonati Biogenici Antartici per Ricostruzioni Paleoceanografiche) si propone di studiare gli aspetti critici del cambiamento climatico in Antartide attraverso uno sforzo congiunto internazionale di tipo multidisciplinare. L’obiettivo è studiare la geochimica dei carbonati antartici biogenici e fossili, utilizzando una combinazione di proxies geochimici innovativi. Lo studio proposto si avvarrà sia di campioni attuali di carbonati biogenici antartici, raccolti nel corso degli anni durante i vari progetti nazionali e internazionali, sia di una serie di campioni antartici rappresentativi di situazioni climatiche presenti nel passato geologico e contenenti organismi calcificatori ben preservati. I segnali geochimici registrati nei carbonati saranno quindi convertiti in variazioni dei parametri chiave delle acque marine, utilizzando appropriate equazioni di calibrazione, al fine di quantificare la variabilità naturale delle più importanti masse d’acqua intermedie e profonde alle alte latitudini dell’Oceano e approfondire la nostra conoscenza di come i parametri chimico-fisici di queste masse d’acqua (temperatura, chimica dei carbonati marini, circolazione delle masse d’acqua) abbiano risposto a periodi di cambiamenti climatici globali su scala decadale, centennale e millenaria. Infine, GRACEFUL offrirà la rara opportunità di inquadrare le recenti tendenze al riscaldamento delle acque marine e la diminuzione di pH indotte dall’azione antropica all’interno del più ampio contesto della variabilità naturale dell’Oceano Meridionale, una delle più importanti regioni in grado di governare il sistema oceano-clima.

Il progetto TRACERS (Tefrocronologia ed eventi marker per la correlazione di archivi naturali nel Mare di Ross, Antartide) intende caratterizzare da un punto di vista geochimico e datare i depositi emessi duranti grandi eruzioni vulcaniche esplosive, detti tefra, che si trovano intercalati ai sedimenti marini.
I tefra sono utilissimi per la sincronizzazione di eventi stratigrafici, climatici e più in generale per la correlazione di archivi naturali offrendo, al contempo, una precisione difficilmente raggiungibile con altri metodi soprattutto in Antartide, dove i metodi consueti di datazione delle serie sedimentarie hanno dei limiti di applicazione. Lo studio dei tefra (tefrocronologia) può contribuire sostanzialmente a migliorare il quadro cronologico dell’area aiutando le ricerche paleoclimatiche locali e/o globali. Gli studi tefrocronologici di sequenze di sedimenti marini campionati durante la campagna oceanografica, potranno garantire un forte avanzamento nell’attuale conoscenza dell’area Antartica e un contributo cruciale per migliorarne la cronostratigrafia di riferimento. Inoltre, i risultati ottenuti nel progetto contribuiranno all’avanzamento significativo nella conoscenza della storia eruttiva dei vulcani antartici (età, frequenza, intensità delle eruzioni, volumi emessi, etc.) e permetteranno di indagare sulle possibili relazioni di feedback tra attività vulcanica e criosfera (es. l’incremento regionale dell’attività vulcanica causato dalla fusione delle calotte glaciali o le variazioni della dinamiche glaciali dovuta all’attività vulcanica).

Il rientro in Nuova Zelanda della nave oceanografica è previsto per il 22 febbraio.

La ricerca sarà condotta in maniera coordinata da 5 unità provenienti da istituti italiani (INGV sedi di Pisa e Roma, CNR-Ismar sede di Bologna e Università di Trieste) ed esteri (University of Oxford) i quali rappresentano tutti delle eccellenze nel loro settore sia in ambito nazionale che internazionale e vantano una comprovata esperienza di studio in ambito polare Antartico.