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Luchino Visconti oggi: il valore di un'eredità artistica

08 Maggio, 2017
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Convegno di studi

Luchino Visconti oggi: il valore di un'eredità artistica

Trieste 11-12 maggio 2017

Giovedì 11 e venerdì 12 maggio 2017 si terrà a Trieste il convegno di studi “Luchino Visconti oggi: il valore di un'eredità artistica”. Realizzato dal Dipartimento di studi umanistici dell'Università degli studi di Trieste con la collaborazione del Comune di Trieste, del Civico Museo Teatrale Carlo Schmidl e della Cappella Underground - Cinema Ariston, il convegno avrà come sedi l'edificio di Androna Baciocchi 4 dell'Università di Trieste per la sessione di interventi del pomeriggio di giovedì 11 (ore 15.00-19.00) e la Sala Bazlen del Civico Museo Teatrale Carlo Schmidl per la sessione di venerdì 12 (ore 9.30-13.00) che avrà come ideale conclusione l'incontro con Umberto Orsini, diretto da Visconti nei film La caduta degli dei e Ludwig, che potrà offrire una testimonianza diretta del metodo di lavoro del grande regista.

I lavori si concluderanno alle 16.30 con la proiezione al Cinema Ariston di via Romolo Gessi 14 del film Ludwig, diretto da Luchino Visconti nel 1972 e che vede come protagonisti Helmut Berger, Romy Schneider, Trevor Howard, Silvana Mangano e Umberto Orsini. La proiezione, a cura della Cappella Underground e grazie a una copia proveniente dal Centro Sperimentale di Cinematografia - Cineteca Nazionale.

 

Sul piano dei contenuti il convegno offrirà l'occasione di analizzare la ricchissima produzione cinematografica e teatrale di Visconti e di indagare i moltissimi risvolti interdisciplinari, partendo naturalmente dai suoi film d'esordio. L’azione di rinnovamento del contesto cinematografico italiano comincia infatti fin dal suo primo film, Ossessione (1943) che apre le porte al neorealismo anticipandone molti caratteri, poi pienamente assunti nella sua seconda regia, La terra trema (1948), realizzato ispirandosi ai Malavoglia di Verga. Dopo aver girato Bellissima (1951) su soggetto di Cesare Zavattini, si congeda definitivamente dal neorealismo con Senso (1954), un film che darà origine a una delle più appassionate battaglie critiche della storia del cinema italiano, nella quale estimatori e detrattori si fronteggiarono discutendo se quel capolavoro riconosciuto costituisse un tradimento o un superamento del neorealismo. Da quel momento e fino alla fine fu sempre al centro del dibattito critico, talvolta aspro e polemico. Cominciò allora la storica querelle su Visconti realista o decadente, aggirata dagli interpreti più attenti e avvertiti del falso dilemma: nell’opera del regista i due orientamenti convivono fruttuosamente. Il ripiegamento dell’ultimo Visconti, mai rassegnato né connivente con il potere costituito, vedrà la nascita di capolavori come La caduta degli dei (1969), Morte a Venezia (1971), Ludwig (1973) e perfino L’innocente (1976), che ci rimandano l’immagine di un regista che continuò a lottare in maniera rigorosa e coerente con le armi dell’estetica, dando vita a un corpus artistico che una rilettura potrebbe sottrarre all’inattualità in cui sembra precipitato.

Una rilettura che passerà anche dall'analisi dei retaggi letterari di molti dei suoi lavori, dove Visconti trasporrà soprattutto romanzi e racconti scritti in epoche culturalmente distanti: La terra trema, tratto come detto dai Malavoglia di Verga, Ossessione, ispirato al romanzo Il postino suona sempre due volte di James Cain, Bellissima, tratto da un soggetto di Cesare Zavattini. Si tratta allora di vedere quali sono i criteri adottati per trasformare la parola in immagine e quanto la prospettiva ideologica ed estetica del regista abbia influito su quella dell'autore per fare di questi i film rappresentativi del dopoguerra. Visto che i film da lui diretti sono riusciti in molti casi a colpire l'interesse di un pubblico vasto e molto stratificato, si tratta anche di comprendere quali siano i meccanismi in grado di interagire con un'episteme e un orizzonte d'attesa diffusi, riconosciuti nei modi attraverso i quali è stato creato un linguaggio cinematografico in linea con strategie in linea con bisogni culturali di massa. Hanno fatto epoca in questa prospettiva film quali Senso, ispirato a un racconto di Camillo Boito, e Il Gattopardo, tratto dall'omonimo romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Altrettanto capillare sarà l'indagine sul teatro, dove all'inizio della carriera gli verrà rimproverata l’eccessiva libertà di interpretazione. Ma è proprio grazie a questo nuovo modo di rapportarsi al testo drammatico che Visconti diverrà uno dei fondatori nella nuova scena italiana. A lui si deve una nuova disciplina applicata al lavoro dell’attore, l’imposizione di un periodo di prove a tavolino particolarmente lungo e una durata complessiva delle prove dello spettacolo. A Visconti si deve, inoltre, un grande impegno nella ricostruzione del contesto storico, sia attraverso un attento uso di scene e costumi, sia attraverso l’utilizzo di un forte realismo scenico, del tutto inedito per l’epoca. Memorabile, a questo proposito, la sua interpretazione della Locandiera (1956), attenta alla contrapposizione tra il mondo aristocratico e quello borghese, che di fatto aprì una nuova via negli studi sul teatro goldoniano. L’attività teatrale di Visconti è equamente suddivisa tra palcoscenico drammatico e musicale: alla predilezione per Cechov, Goldoni, per la drammaturgia italiana contemporanea o il teatro nordamericano (di cui propose, nel nostro Paese, numerose prime assolute), fa eco il suo fondamentale impegno nel teatro d’opera. Sin dal suo esordio, avvenuto alla Scala nel 1954 con La vestale di Spontini interpretata da Maria Callas, Visconti pone mano a un sostanziale svecchiamento della messinscena musicale. Considerati sino ad allora solo “cantanti” e non “attori”, gli interpreti del melodramma vennero guidati dal regista con grande perizia, che si esplicava anche attraverso una sapiente movimentazione delle masse, all’interno di sontuose scenografie spesso disegnate dallo stesso Visconti. Anche in questo ambito sono rimasti memorabili numerosi spettacoli, dalla celebre Traviata milanese del 1955, alle mozartiane Nozze di Figaro per l’Opera di Roma del 1964, fino alla pucciniana Manon Lescaut, ultimo insuperato lavoro teatrale di Visconti, proposta nel 1973 al Festival di Spoleto. Ancora poco sistematizzati sono poi gli studi sui suoi rapporti con la pittura, ci si propone quindi di ampliare queste conoscenze alquanto frammentarie analizzando puntualmente sia le immediate evidenze presenti nella sua attività cinematografica e teatrale, strutturate su citazioni più o meno palesi, sia soprattutto studiando e valutando il ruolo svolto nella sua formazione dal raffinato mondo culturale della sua famiglia e quello indotto dai suoi studi. Alla luce di queste acquisizioni si potrà quindi fornire un bilancio aggiornato dei rapporti di Visconti con le arti figurative.

 

Elenco degli interventi:

 

Giovedì 11 maggio

Università degli studi di Trieste

Androna Baciocchi 4, Aula B

ore 15

Saluti istituzionali

Maria Cristina Benussi Università degli studi di Trieste

Visconti narratore

Paolo Quazzolo Università degli studi di Trieste

Visconti e il teatro

Luciano De Giusti Università degli studi di Trieste

Un soggetto per Ossessione, ovvero Palude

16.30-17.00 pausa caffè

Enza Del Tedesco Università degli studi di Trieste

Il romanzo come forma simbolica: Rocco e i suoi fratelli, Senso, Il gattopardo

Massimo De Grassi Università degli studi di Trieste

Visconti e l’arte figurativa: una passione di famiglia

Sergio M. Grmek Germani, Direttore Festival Mille Occhi

Il Visconti più breve: Appunti su un fatto di cronaca

 

Venerdì 12 maggio

Civico Museo Teatrale Carlo Schmidl,

via Rossini 4, Sala Bobi Bazlen

ore 9.30

Stefania Parigi Università di Roma Tre

Donne e streghe. Le novelle di Luchino Visconti

Mattia Cinquegrani Università di Roma Tre

Die deutsche Trilogie. La riflessione storico-politica nell’ultimo cinema di Visconti

Mauro Giori Università di Milano

Re Luchino e la sua corte. Visconti visto dalla stampa dell’estrema destra laica

11.00-11.30 pausa caffè

Andrea Bellavita Università Uninsubria

Figure genitoriali nel cinema di Luchino Visconti

Ore 12: incontro con Umberto Orsini

modera Paolo Quazzolo

 

 

Abstract degli interventi:

Paolo Quazzolo - Università degli studi di Trieste

Visconti e il teatro

Assieme a Giorgio Strehler, Luchino Visconti può essere considerato uno dei padri del teatro di regia in Italia. Tra il 1936 e il 1976 il grande regista milanese realizzò ben 91 spettacoli teatrali tra lavori di prosa, balletti e melodrammi. Il suo esordio avvenne in un contesto artistico, quello italiano, ove l’attività registica era molto limitata, vittima di un attardamento culturale dovuto alla tenace resistenza opposta dai grandi mattatori. Rapportandosi in modo completamente nuovo al testo drammatico, Visconti impose un nuovo approccio interpretativo, richiese ferrea disciplina agli attori, profuse grande impegno nella ricostruzione del contesto storico. L’attività teatrale del regista è equamente suddivisa tra palcoscenico drammatico e musicale: alla predilezione per Cechov, per Goldoni, per la drammaturgia italiana contemporanea o il teatro nordamericano, fa eco il suo fondamentale impegno nel teatro d’opera, di cui svecchiò profondamente la messinscena ancora ferma a modelli ottocenteschi.

Luciano De Giusti - Università degli studi di Trieste

Un soggetto per Ossessione, ovvero Palude

Il soggetto di Ossessione, intitolato Palude, consentì a Visconti di passare le maglie della censura fascista che gli aveva impedito di esordire con l’adattamento de L’amante di Gramigna di Verga. Ma, al di là di questo passaggio storico dal valore simbolico, il documento permette di ricostruire la genesi del primo grande film viscontiano: vi si trova infatti delineata, a uno stadio aurorale, la prima elaborazione del processo di adattamento del romanzo di Cain sul quale viene edificato. Il soggetto, che ha l’ampiezza e il respiro di un trattamento, assume un particolare rilievo non solo per la prefigurazione di alcune significative differenze rispetto al film realizzato: oltre a tali varianti, utili a ricomporre la filiera generativa del film, esso fornisce pregnanti indicazioni sulla poetica di Visconti e l’orientamento estetico comune al suo gruppo di collaboratori, a cominciare dalla funzione assegnata alla scelta di un paesaggio autentico nel quadro del nascente neorealismo.

Enza Del Tedesco - Università degli studi di Trieste

Il romanzo come forma simbolica: Rocco e i suoi fratelli, Senso, Il gattopardo

Luchino Visconti è tra i maggiori interpreti della traduzione cinematografica delle strutture del grande romanzo europeo. Il contributo intende fermarsi sulle modalità del ricorso al testo letterario in alcuni film da questo punto di vista esemplari, giustificate da ragioni che rispondono a chiare istanze morali e di riforma del linguaggio cinematografico. In questo senso il genere del romanzo, nel nostro caso di tradizione nazionale, si struttura al fondo del pensiero di Visconti come forma simbolica nella quale si condensa e si proietta un’interpretazione della realtà profondamente critica.

Massimo De Grassi - Università degli studi di Trieste

Visconti e l’arte figurativa: una passione di famiglia

Nel quadro dell’imponente bibliografia viscontiana gli studi sui suoi rapporti con le arti figurative appaiono ancora frammentari: ci si propone quindi di ampliare queste conoscenze analizzando puntualmente alcune delle immediate evidenze presenti nella sua attività cinematografica e teatrale, strutturate su citazioni più o meno palesi. Attraverso l’analisi dei materiali fotografici del suo archivio, si vuole poi gettare uno sguardo anche sulla dimensione privata del suo composito e raffinato gusto collezionistico cercando di valutare il ruolo svolto in questo senso dal mondo culturale della sua famiglia e dai luoghi della sua giovinezza: dal palazzo milanese di via Cerva al borgo neomedievale di Grazzano Visconti alla raffinatissima villa Erba di Cernobbio.

Sergio M. Grmek Germani - Associazione Anno Uno

Il Visconti più breve: Appunti su un fatto di cronaca

In una delle esperienze produttive più originali ed effimere del cinema italiano, il Documento mensile ideato da Marco Ferreri e Riccardo Ghione nel 1950-51, si trova incastonato il film di Visconti maggiormente meritevole di una riscoperta, diverso dalle sue collaborazioni ai film a episodi, e avvicinabile semmai, per la sua flagranza documentaristica, alla partecipazione a Giorni di gloria. Non è solo questione di durate: se infatti gli episodi (per Siamo donne, Boccaccio '70, Le streghe) hanno la dimensione di novella rispetto al carattere romanzesco dei lungometraggi del regista, questi Appunti segnalano sin dal titolo un carattere di frammento, e quasi di una scheggia che accentua le direzioni dilatate nei coevi La terra trema e Bellissima. La presenza, come testo e voce, di Vasco Pratolini, dà al film una particolare rilevanza in rapporto al momento di crisi del neorealismo, in ciò degno accompagnamento a Bellissima, e non a caso protagonista di entrambi è una bambina. Colei che Anna Magnani vuole far diventare una stella del cinema, è invece qui bruciata nel racconto, tutto nel fuori campo, di uno stupro e di una morte. Con un’ambientazione nel quartiere popolare di Primavalle che costituisce quasi un’anticipazione di quella direzione pasoliniana del cinema italiano che negli anni 60 apparirà alternativa alle ambientazioni popolari di un Rocco e i suoi fratelli.

Stefania Parigi - Università di Roma Tre

Donne e streghe. Le novelle di Luchino Visconti

La rappresentazione della donna e della diva negli episodi Anna Magnani di Siamo donne (1953), Il lavoro di Boccaccio ’70 (1962) e La strega bruciata viva di Le streghe (1967). Le tre “novelle” si distendono in un arco temporale che copre più di un decennio, in cui si assiste a una radicale trasformazione in campo economico, sociale e artistico. Attraverso il corpo della donna e della diva Visconti analizza il mondo illusorio della società dello spettacolo e gli aspetti più traumatici e distruttivi della modernità.

Mattia Cinquegrani - Università di Roma Tre

Die deutsche Trilogie. La riflessione storico-politica nell’ultimo cinema di Visconti

Dalla seconda metà degli anni Sessanta, Visconti ragiona e lavora su un corpus di film di ispirazione e di ambientazione germanica. Questa mancata tetralogia (per la quale venne a lungo immaginato un adattamento di Der Zauberberg di Thomas Mann) si concretizza in una trilogia, composta da La caduta degli Dei (1969), Morte a Venezia (1971) e Ludwig (1974). Comunemente considerate come punto apicale del decadentismo di Visconti e dell’allontanamento da quella riflessione politico-ideologica che caratterizza i primi vent’anni della sua produzione filmica, queste tre opere propongono, a ben vedere, una estetica rinnovata, ma soprattutto una riflessione di ampio respiro sui temi della storia e della politica.

Mauro Giori - Università di Milano

Re Luchino e la sua corte. Visconti visto dalla stampa dell’estrema destra laica

L’intervento si propone di analizzare l’atteggiamento assunto dall’estrema destra laica nei confronti di Luchino Visconti così come traspare dallo spoglio di quattro periodici esemplari: “Candido”, “Meridiano d’Italia”, “Il Borghese “e “lo Specchio”. Si tratta di ricostruire una parte trascurata della fortuna critica del regista, legata a recensori che spesso gli studi hanno semplicemente ignorato o richiamato solo per esemplificare quanto era ovvio, cioè che Visconti era inviso a chi si identificava nelle ideologie anticomuniste. Tuttavia ricostruire le specificità di questa parte della fortuna critica costituisce solo una parte del lavoro: l’altra riguarda la ricomposizione di un’immagine pubblica costruita tramite articoli politici, commenti di attualità, note di costume e anche pettegolezzi sul privato, un’immagine che non solo si intreccia profondamente con la ricezione critica, ma che, messa a confronto con quella spesso opposta e ricca di studiati silenzi fornita dai sostenitori di sinistra, offre un complemento essenziale (anche quando rozzo e scabro nelle sue forme) per comprendere ciò che Visconti ha rappresentato per trent’anni per la cultura e la società italiana.

Andrea Bellavita - Università Uninsubria

Figure genitoriali nel cinema di Luchino Visconti

L’intervento analizzerà la composizione e il tratteggio delle figure genitoriali, e conseguentemente di quelle figliali, all’interno della filmografia di Visconti, seguendo due linee interpretative principali. La prima è il carattere indiziario che i personaggi sviluppano rispetto al sistema socio-culturale italiano: sia in chiave storico-cronologica, privilegiando la relazione con il contesto storico di uscita dei film, e il percorso evolutivo lungo la linea creativa di Visconti. La seconda riguarda la possibilità di utilizzare strumenti di ermeneutica psicoanalitica nell’interpretazione dei personaggi, con particolare attenzione per gli studi lacaniani sviluppati in questo ambito da Massimo Recalcati.

 

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