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Espansione degli aneurismi aortici: scoperti nuovi meccanismi

27 Luglio, 2016

È stato pubblicato sul numero di giugno di “International Journal of Angiology” un articolo del gruppo di ricerca della Chirurgia Vascolare dell’Università degli Studi di Trieste, guidata dal prof. Roberto Adovasio, sulla progressione di crescita degli aneurismi aortici (https://www.thieme-connect.de/DOI/DOI?10.1055/s-0035-1563603).

Gli aneurismi dell’aorta addominale sono dilatazioni progressive di natura degenerativa del principale vaso del corpo umano che, quando raggiungono determinate dimensioni, possono rompersi e portare a morte il paziente per un’emorragia interna. La loro prevalenza nella popolazione è in continua crescita e può raggiungere il 10% nella popolazione anziana. Le difficoltà che gli aneurismi pongono al clinico sono legate al non dare assolutamente segno della loro presenza e nell’avere solo nell’intervento chirurgico la loro soluzione. Le scarse conoscenze sui meccanismi che li generano, in genere attribuiti a fattori ambientali come ipertensione e fumo e fattori genetici, ancora piuttosto vaghi, hanno finora impedito un trattamento più efficace e meno invasivo.

“Si tratta di un killer silenzioso che può dare segno di se quando è oramai troppo tardi” spiega il prof. Adovasio. Quando viene individuato, il più delle volte casualmente, l’aneurisma deve essere seguito nel tempo ed operato se e quando raggiunge dimensioni di guardia. La velocità con cui queste formazioni si espandono è altamente variabile, ma la sua conoscenza è importante per prevedere il momento dell’intervento e per individuare i fattori coinvolti, con l’intento di sviluppare una terapia che ne riduca la crescita. L’argomento è di grande interesse ma le conoscenze in merito molto limitate perché in questo ambito, i numerosi studi condotti sull’animale da esperimento non trovano riscontro sulla patologia umana. Per questo motivo è divenuto imperativo limitare l’osservazione all’evoluzione degli aneurismi umani ed associarla ai fattori di rischio individuati e ad alcune varianti genetiche chiamate polimorfismi”.

Il risultato della osservazione, che ha coinvolto anche i colleghi della Clinica Medica, è che una variante del gene di una proteina (metalloproteasi-1, MMP1) che degrada il collagene presente in tutti i tessuti, tra cui quelli vascolari, si associa ad una maggiore velocità di crescita di questi aneurismi. In vitro, questa variante incrementa la produzione della proteina di circa 8 volte e la conseguente aumentata degradazione del collagene (che garantisce la struttura dell’aorta) potrebbe indurre la più rapida espansione della lesione.

Conclude il prof. Adovasio “Questo è il primo frutto di un progetto più ambizioso per integrare informazioni genetiche con quelle cliniche, personalizzare il follow-up di questi pazienti, individuare fattori responsabili della progressione della malattia e curarli con una terapia medica più efficace, razionalizzando così le risorse per l’assistenza ai pazienti”.